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Lozzo di Cadore

Provincia di Belluno - Regione del Veneto


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Pian dei Buoi e Col Vidal

PIAN DEI BUOI.

Un grandissimo patrimonio locale è rappresentato dall'altopiano di Pian dei Buoi e dalle bellezze naturali che da esso si possono ammirare tutt'intorno. Moltissime specie vegetazionali e floristiche ed altrettanti esemplari della fauna locale qualificano l'ambiente.

L'altopiano è noto per la sua stupenda posizione panoramica. È situato a circa 1800 metri di quota ai piedi del gruppo delle Marmarole.

Da Pian dei Buoi sono facilmente raggiungibili il rifugio Ciareido (1969 m.) e la zona di Col Vidal (zona fortificata nel corso della Grande Guerra); è inoltre possibile visitare una malga ancora attiva nonché accedere alle vie alpinistiche sul gruppo delle Marmarole.

Si può raggiungere l'altopiano attraverso la strada che parte da Piazza IV Novembre, passando per l'ex rifugio Marmarole, oppure attraverso la mulattiera che parte dalla chiesa di S. Rocco. Quest'ultimo sentiero presenta due alternative possibili: al primo crocevia della Manadoira si può proseguire a destra verso il Pian d'Adamo e Val Quoilo; il sentiero conduce, fra crepacci e macchie di pino mugo, alla Casera delle armente o di Sovergna. Sempre dalla Manadoria, si può imboccare invece il sentiero di sinistra che fiancheggia per un tratto il Rio Rin, fino a giungere ai fienili di Roncole e quindi all'ex rifugio Marmarole (1786 m.).

 

Brevi cenni storici

Nel 1188 Lozzo entrò in esclusivo possesso del Pian dei Buoi - Sovergna nell' antico laudo - cedendo ad Auronzo il monte Lareto. Qui da metà giugno a metà settembre venivano portati all' alpeggio bovini, ovini e caprini e in agosto intere famiglie vi si trasferivano per falciare l'erba. Le numerose casere (de le Armente, Ciamviéi, Valdacéne, de le Féde,  Confin) testimoniano l'ampiezza delle attività che nel 1884, quando fu istituita la prima latteria sociale, contavano su 563 bovini e 642 ovini. L'unica ancora attiva è la casera delle Armente, la più antica e vasta.

Le altre sono abbandonate in rovina, ma le forti opposizioni (1980) contro la demolizione della casera delle Féde rivelano la volontà di molti lozzesi di conservare col manufatto anche la memoria di quanti vi avevano duramente vissuto e lavorato: i pastori costretti per secoli a condizioni di vita simili a quelle degli animali a loro affidati, dormendo spesso nei làndre (grotte o ripari rocciosi) ricoperti dalla pèl (pelle di capra) o sotto grandi alberi frondosi di cui si proibiva il taglio.

Nell'imminenza della prima guerra mondiale l'altopiano fu militarmente occupato per la sua posizione strategica a difesa della valle del Piave; tra 1909 e 1915 furono realizzati imponenti lavori di fortificazione: caserme, batterie corazzate, trincee, osservatorio, scuderie, depositi, teleferica, mulattiere e strade di collegamento.

FORTI COL VIDAL

L'impianto fortificatorio fu costruito all'inizio del '900 dal Genio italiano sul Pian dei Buoi, sopra Lozzo di Cadore, per dar protezione all'opera bassa di Col Piccolo (Vigo di Cadore) e battere la zona di Danta e gli sbocchi della Vai Piova e della Mauria. Uno studio comparativo trasmesso dal V Corpo d'Armata nel gennaio 1909 concludeva che dalla posizione di Col Vidal era consentito raggiungere maggiori e più estesi obiettivi, cosicché fu deciso di dar corso immediatamente al progetto della strada Lozzo-Col Cervera-Col Vidal, ultimata solo nell'ottobre de! 1914.

L'arteria, detta comunemente dalla popolazione "Strada del Genio", porta da Lozzo di Cadore (m 753) fino a Col Vidal (m 1880), con una lunghezza di circa 18 chilometri, un dislivello di 1127 metri e con una pendenza massima de1 12-13%. Essa risale prima verso ovest con molti tornanti la zona di Roncole, Larcede, Pecol e Campo di Croce e, una volta aggirata l'orrida frana di "Mizzoi", da "Sora Crepa" punta con andamento quasi rettilineo verso il forte, attraversando le falde di Col Cervera e "Pian del Formai':

Il progetto di massima del forte fu steso nell'estate del 1909, mentre quello tecnico esecutivo venne trasmesso nel 1910 al Ministero, che stanziò per i lavori la somma di L. 400.000.

Nel 1911 però il Direttore dei lavori Pecco, implicato in pesanti accuse relative ai sistemi di lavoro e di amministrazione dei lavori della strada e del forte, venne sottoposto ad inchiesta e perfino rinchiuso in carcere a Belluno. Dopo un lungo processo, alla fine del quale venne assolto, il Pecco poté continuare la sua carriera militare, ma intanto i lavori del Vidal erano stati affidati ad un altro Direttore, il Magg. Bianchi.

Nel 1914 l'intero forte era completato e nell'estate di quello stesso anno si poteva provvedere al suo armamento, ultimato nel mese di ottobre.

L'elemento principale era costituito dalla batteria corazzata in calcestruzzo con i quattro pozzi nei quali erano ospitati altrettanti cannoni da 149 A con copertura pesante (cupole Armstrong), del peso di 180 quintali.

 

Lasciata la vettura presso la caserma di "Sora Crepa" si percorre la strada militare verso la località di "Quoilo" quindi superata una galleria si giunge a "Sora Mizzoi" quindi dopo circa 3 km a "Pian del Formai" dove ci si imbatte nei ruderi della stazione d'arrivo della teleferica del forte che saliva dalla località "Le Spesse", costruita nel 1911 sotto il controllo dell'ing. F. Benedetto della casa Brown -Boveri di Zurigo per agevolare l'attività sull'altopiano.

La prima costruzione in cui ci si imbatte però una volta arrivati di fronte al forte, è la vasta caserma detta del "Vidal Basso" e tutto attorno sparsi i resti dei vari magazzini e della "Villa del Capitano", l'edificio che ospitava gli ufficiali.

La carrabile continua per altri 400 metri ed arriva fino ad una seconda caserma, scavata tutta nella viva roccia che all'epoca era dotata di vasche sotterranee, servizi igienici e locali adibiti a ricovero truppe, deposito e laboratori. Attraverso una rampa in salita, lunga più di 100 metri, era collegata direttamente colla soprastante batteria.

Anche sul Vidal furono predisposte delle postazioni in caverna per medi calibri a quota leggermente più bassa rispetto alla batteria e distanti da essa circa 250 metri in direzione est.

Per difendere il forte da ogni possibile attacco nemico, venne organizzata su tutto l'altopiano dei Buoi una complessa rete di difese complementari, con molti osservatori, trincee, postazioni e sentieri. AI 24 maggio 1915 il forte di Col Vida e le varie posizioni sparse su Pian dei Buoi erano presidiati da circa 5000 uomini.

Tagliato fuori dal vivo delle operazioni, nelle tragiche circostanze del dopo-Caporetto rimase pressoché inattivo, e il giorno 7 novembre 1917 le truppe di presidio lo abbandonarono.

La batteria fu fatta saltare dagli austriaci alle ore 11.45 del 21 ottobre 1918, con notevole anticipo sull'effettiva ritirata dal Cadore, condividendo l'identica sorte di tutti gli altri impianti della Fortezza Cadore-Maè.

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